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Quando si vuole studiare il comportamento di un attrezzo come le pinne non si può prescindere da un’analisi biomeccanica accurata del movimento dell’arto inferiore durante la pinneggiata, movimento che risulta essere ciclico e ben coordinato.

Nell’intento di rendere comprensibile il testo occorre identificare i gesti che lo compongono. Denomineremo “fase primaria” la spinta di maggiore potenza che avviene mediante la parziale flessione dell’articolazione dell’anca e la distensione di quella del ginocchio.

La “fase secondaria” sarà invece quella in cui si procede al recupero degli angoli articolari, consentendo quindi l’avvio di un nuovo ciclo. Questa fase è successiva alla primaria ma anche secondaria in termini d’importanza: i gruppi muscolari interessati sono meno potenti e quindi forniscono una spinta minore rispetto a quelli interessati nella fase primaria. La trattazione verterà sul comportamento motorio della gamba destra.

La fase primaria sopra citata è una “catena cinetica” aperta (il movimento dell’arto è analogo al comportamento di una catapulta), nella quale avremo un primo intervento di leggera flessione del femore sul bacino e del comparto perone-tibia sul femore (movimento A) e successivamente la distensione dell’articolazione del ginocchio (movimento B). L’articolazione della caviglia è distesa, cioè come se si fosse in punta di piedi, e quasi inattiva. Tuttavia, data la sua struttura articolare, genera alcune posture interessanti.

Tutti i muscoli che riguardano le articolazioni coinvolte partecipano al movimento, ma alcuni di loro sono decisamente più importanti di altri.

 

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Movimento A

I muscoli prioritari flessori dell’anca (il Retto Femorale (1), il Retto Interno o Gracile (5) e gli Adduttori (4)) sono tutti intra rotatori; il Retto Femorale e il Retto Interno o Gracile sono anche bi-articolari. Questo significa che il femore destro, oltre a flettersi rispetto al bacino, ruoterà anche in senso anti-orario.

Questa rotazione genera una postura dei muscoli della coscia potenzialmente più performante, la quale ottimizza il rendimento della contrazione e produce maggior forza. E’ possibile osservare un comportamento analogo quando un atleta calcia un pallone di potenza.

Contemporaneamente alla flessione del femore sul bacino, il ginocchio si fletterà leggermente mediante una contrazione eccentrica (i muscoli lavorano in distensione). I muscoli coinvolti in questo gesto sono il Retto Femorale (1), il Gracile (5)e i Vasti Mediale (2) e Laterale (3).

 

Movimento B

Successivamente, la contrazione dei muscoli appena citati diventerà concentrica, cioè i muscoli si accorceranno, distendendo l’articolazione del ginocchio. Questo è il momento di massima trasmissione di energia per generare movimento.

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La postura distesa della caviglia, dovuta alla sua struttura (Fig. 2 e 3), genera un disassamento rispetto alla gamba, flettendo internamente la caviglia di alcuni gradi e ruotandola in senso orario. I gradi di queste posture sono assolutamente individuali (Fig. 4).

Utilizzando una pinna tradizionale (con la scarpetta in linea con la pala stessa), una simile postura del piede genera la possibilità di svariati contatti tra le due pale. Nel tentativo di evitare questi urti tra le pale, la pinneggiata viene eseguita a gambe parzialmente divaricate, aumentando la superfice di avanzamento e quindi gli attriti, ossia rendendo il subacqueo meno idrodinamico.

Inoltre la sommatoria dei gradi di rotazione del femore e della caviglia è a vantaggio del femore, quindi la pala di una pinna tradizionale non lavorerà piatta. A causa della naturale intra rotazione della gamba, una pinna tradizionale non potrà infatti lavorare perpendicolarmente al piano di rotazione. Per questa ragione dovrà essere materialmente più larga per fornire una superficie necessaria a consentire il movimento, aumentando la possibilità di urto tra le pale; una pinna tradizionale avrà quindi una pala più pesante rispetto a una pinna studiata per adattarsi alla biomeccanica del corpo umano. Senza considerare questi fattori, la pinneggiata risulta più difficoltosa, più dispendiosa in termini energetici e meno idrodinamica.

Al contrario, la conformazione della pinna Speedy Competition tiene conto di questi comportamenti biomeccanici ed è appositamente studiata per compensarli. Prevede infatti un disassamento di alcuni gradi della pala rispetto alla scarpetta (Fig. 5), disassamento che riduce drasticamente gli urti e quindi elimina la necessità di divaricare le gambe. Inoltre il design Speedy prevede che la pala non sia simmetrica: la sua superficie esterna, rispetto all’asse della scarpetta, è decisamente più larga. 

 

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Questo accorgimento, unitamente alla scelta di materiali particolarmente elastici, consente di compensare la sommatoria delle rotazioni sopra citata, facendo lavorare la pala piatta (Fig.6). Queste pinne sono quindi più leggere, più ridotte, più maneggevoli e più performanti a parità di consumo energetico.

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Tutto ciò è evidente in questo fotogramma, tratto da una ripresa di pinneggiata in risalita utilizzando le pinne Speedy Competition. E’ possibile osservare come le gambe siano ravvicinate e le pale lavorino senza la possibilità di entrare in contatto.

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